Quanto tempo è passato da quella sera piovosa.
Ricordo che timorosamente, ma come pervaso da una forza misteriosa, mi presentai in quel locale, dove venivano effettuate sedute spiritiche, alla ricerca inconscia di un bersaglio-simbolo che potesse rappresentare la meta delle mie pulsioni represse, la traslazione, la sublimazione. Dovevo assolutamente trovare un mezzo comunicativo che potesse darmi l’opportunità di avvicinarmi agli altri individui, parlare con la parte più profonda del loro essere e permettere così a loro di rispondere con l’essenza dell’anima, delle emozioni, delle loro sofferenze; senza permettere a quella parte cosciente ormai troppo abituata a difendersi da tutto e da tutti, di bloccare la vitale comunicazione che nasce dal bisogno universale d’amare e si essenzializza quando diviene rapporto.
Cercavo, cercavo solo qualcosa che non ero riuscito a trovare, come succede a tanti di voi nella realtà della vita, negli oggetti di tutti i giorni, nel lavoro e nei rapporti umani.
Quando tutto questo non si trova nella realtà, non rimane altro che rivolgersi al non-reale dove ognuno di noi è regista e, al contempo, produttore, dove dipende da te tutto, dalle forme ai colori.
Esiste una differenza, anche se non apparente ma per questo non sostanziale. La realtà vera è “precostituita” e non possiamo fare altro che adattarci nel miglior modo possibile per poter trovare le maggiori soddisfazioni, o meglio, il godimento delle nostre esigenze.
La non-realtà, invece, la plasmiamo fino al primo atto creativo, sembra che tutto sia inserito in una particolare scenografia fatta apposta per noi, dove si può anche soffrire ma dove alla fine il bene trionfa sul male; anzi, le difficoltà sembrano messe li dalla nostra mente proprio per rendere di maggiore intensità “l’incontro”, l’impatto con l’oggetto (cosa o persona) rappresentante il raggiungimento del nostro desiderio, delle nostre aspettative.
..Arriva il giorno in cui ti accorgi che tutto quello che si dice in quello stato di non-realtà, in una trance, dopo tutto non è così distaccato dalla tua vita, anzi è la tua realtà espressa in altri termini, con altri colori. Cominci allora a conoscere meglio te stesso, gli altri e il mondo che ti circonda.
…Ricordo che tanto tempo fa, forse avevo 10 o 12 anni, apparve in televisione un ipnotizzatore che, illustrando il suo metodo psicoterapeutico contro l’insonnia, ipnotizzò una signora facendola regredire a un’età infantile con la voce da bambina. Rimasi molto impressionato da quell’esperimento anche se non registrai a livello cosciente alcuna riflessione; posso ben dire che da quel giorno una parte di me stesso rimase ancorata a quell’evento, dandomi così l’opportunità di associare immediatamente dopo tanti anni la trance medianica con l’ipnosi. Vedere il medium andare in trance ed ascoltare la sua voce totalmente diversa dalla tonalità originale, mi riportò subito con la mente indietro nel tempo fino al giorno in cui vidi quell’esperimento ipnotico di regressione.
Allora mi dissi: “Il medium deve necessariamente applicare un’autoipnosi per poter raggiungere la trance”. Così da quella volta, la sperimentazione dell’ipnosi fu per me oggetto di studio fino a divenire la mia ricerca preferenziale.
Dico questo non per retorica ma in quanto non misi molto tempo a capire che l’ipnosi non è solo produzione di fenomeni specifici, come sino ad oggi ancora si crede, ma base di comunicazione tra individuo e mondo esterno, con tutto ciò che questo rapporto comporta. Tanto per fare un esempio, il processo di trasformazione del reale nel non-reale e viceversa non è altro che un aspetto integrale della “ipnosi” che per la sua complessità non esitai a definire “dinamica” proprio per differirla da quella classica mirante unicamente alla produzione di quei fenomeni specifici (rigidità degli arti-sonnambulismo-catalessi-anestesia-ecc.).
Così prese corpo l’”ipnosi dinamica”. Il termine “dinamica” sta ad indicare proprio quell’insieme di processi mentali che, guidati dall’operatore esperto, danno l’opportunità di ottenere dal mondo esterno e quindi dai nostri rapporti con gli altri, la possibilità di collocare in sintonia l’interlocutore con le nostre esigenze affinché queste possano raggiungere l’obiettivo necessario alla loro gratificazione nel momento dell’”incontro”.
L’ipnosi dinamica non è solo utile al medico e allo psicoterapeuta, ma a tutti coloro che per professione, attività o semplice ragione di vita si trovano costantemente nel bisogno di trasmettere ad altri un messaggio, “un qualcosa” con la necessità e la sicurezza che questa comunicazione raggiunga il più profondo dell’essere, tanto che l’agire dell’interlocutore sia inevitabilmente indirizzato all’”incontro”.
Stiamo aprendo una nuova era dell’ipnosi che finalmente darà l’opportunità a questa “scienza” di uscire dalle pagine specializzate ove non viene scritto altro che la sua storia ormai passata, intrisa di quell’alone magico e misterioso che l’ignoranza dei popoli ha contribuito a formare fino ai nostri giorni.
Occorre sapere a questo punto che l’”ipnosi dinamica” non è stata da me inventata, ma scoperta; essa è sempre esistita e sempre esisterà; per milioni di anni ha guidato l’umanità, ha fatto la storia e ha permesso all’uomo di comunicare con il suo simile. Non si deve credere che i rapporti umani si essenzializzino con la parola, questa non è altro che il più elementare processo di comunicazione elaborato dall’uomo. |